Messaggio della Conferenza Episcopale Italiana per il convegno del 7 novembre 2013


Eccellenza Reverendissima,
anche a nome del cardinale Presidente Angelo Bagnasco, desidero far giungere a Lei, innanzi tutto, e agli illustri partecipanti, l’apprezzamento e l’incoraggiamento della Conferenza Episcopale Italiana per aver voluto promuovere un Convegno sul tema “Ambiente, salute, lavoro: un cammino possibile per il bene comune”, in collaborazione con la LUMSA, con l’Università degli studi di Bari e con il Politecnico di Bari. Tale iniziativa costituisce una preziosa occasione per prendere più lucidamente coscienza di queste problematiche e assumere decisioni conseguenti, nella matura convinzione che lo sviluppo è sostenibile se sa conciliare il diritto alla vita e alla salute con il diritto al lavoro.

La situazione di Taranto, tristemente nota per il suo carattere esplosivo, ha fatto emergere le contraddizioni che talora si producono tra ricerca del profitto, diritto al lavoro e salvaguardia dell’ambiente, accentuate dallo smarrimento del senso umano dell’economia.Da tale situazione la Chiesa – a cominciare dalla stessa Arcidiocesi di Taranto – si è fin dall ‘ inizio sentita chiamata in causa perché, come ha scritto di recente papa Francesco: «La fede nel rivelarci l’amore di Dio Creatore, ci fa rispettare maggiormente la natura, facendoci riconoscere in essa una grammatica da Lui scritta e una dimora a noi affidata perché sia coltivata e custodita; ci aiuta a trovare modelli di sviluppo che non si basino solo sull ‘ utilità e sul profitto, ma che considerino il creato come dono, di cui tutti siamo debitori» (Lumen Fidei, n. 55).

Tale certezza prende piede quando – attraverso azioni concrete che esprimono responsabilità reciproca – si affermano nuovi stili di vita ispirati alla sobrietà, al rispetto, all ‘ autodisciplina, sia sul piano personale che sociale.

Perché ciò avvenga, è necessario uscire dalla logica del mero consumo, che mette in conto inaccettabili “datmi collaterali”, e promuovere forme di produzione agricola e industriale che rispettino l’ordine della creazione e soddisfino i bisogni primari di tutti.
Risulta importante perciò fare opera di serio discernimento che, oltre a individuare cause e responsabilità, attivi iniziative praticabili nel rispetto di entrambi i valori in gioco, il lavoro e la salute.
Per queste ragioni, la situazione di Taranto, come del resto il vostro stesso Convegno testimonia, richiede ulteriore approfondimento e attenta valutazione. A questo proposito, è di fondamentale importanza quanto più volte insegnato dalla Dottrina sociale della Chiesa: «Le autorità chiamate a prendere decisioni per fronteggiare rischi sanitari ed ambientali talvolta si trovano di fronte a situazioni nelle quali i dati scientifici disponibili sono contradditori oppure quantitativamente scarsi: può essere opportuna allora una valutazione ispirata dal “principio di precauzione”, che non compOlia una regola da applicare, bensì un orientamento volto a gestire situazioni di incertezza. Esso manifesta
l’esigenza di una decisone provvisoria e modificabile in base a nuove conoscenze che vengano eventualmente raggiunte. La decisione deve essere proporzionata rispetto a provvedimenti già in atto per altri rischi. Le politiche cautelative, basate sul principio di precauzione, richiedono che le decisioni siano basate su un confronto tra rischi e benefici ipotizzabili per ogni possibile scelta alternativa, ivi compresa la decisione di non intervenire» (Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 469).
Le circostanze di inceltezza e provvisorietà rendono, d’altra parte, particolarmente importante la trasparenza nel processo decisionale. Esso deve veder convergere i singoli attori verso un fine condiviso: il bene comune, il quale non coincide con la semplice somma dei beni particolari di ciascun soggetto del corpo sociale, né con il mero benessere economico. Da ciò si ricava che non si persegue il bene comune se non insieme, pur nella differenza delle posizioni e delle responsabilità.
Taranto può rivelarsi, pur nella sua drammaticità, un laboratorio per trovare metodi nuovi di gestione delle difficoltà e, soprattutto, per ripensare in modo meno astratto e generico le implicazioni del bene comune.
Conciliare diritto al lavoro e diritto alla salute grazie a un ambiente sano, è parte integrante della costruzione di un nuovo umanesimo che tenga insieme, e non contrapponga, diritti individuali e doveri sociali. Come si legge nell’Invito al Convegno ecclesiale nazionale di Firenze 2015: «la vera questione sociale oggi è diventata la questione antropologica: la difesa dell’integrità umana va di pari passo con la sostenibilità
dell’ ambiente e dell’ economia, giacché i valori da preservare sul piano personale (vita, famiglia, educazione) sono pure determinanti per tutelare quelli della vita sociale (giustizia, solidarietà, lavoro)>>.
L’augurio è che il Convegno, ben consapevole della complessità della questione, serva a una rinnovata alleanza tra ambiente ed economia, senza la quale non si darà autentico sviluppo umano e reale crescita della città di Taranto e dell ‘intero Paese.

Roma, 6 novembre 2013

Mariano Crociata
Segretario Generale