Una grande festa della Chiesa diocesana di Taranto

di Mons. franco Semeraro


Una festa di popolo, una grande festa della Chiesa diocesana di Taranto: è la prima e più immediata ‘ lettura’ di Loreto 2013 nel giorno della Esaltazione della Croce.

Pellegrinaggio di Chiesa, condiviso, dove più che le parole sono stati i ‘ gesti’ la lingua comune : segni pieni di calore e di immediatezza!

Loreto, scelta non a caso: ‘Qui Dio ha cominciato a venirci incontro’, è stato il primo saluto mattutino dell’Arcivescovo, svelando così il senso profondo dell’evento.

L’accoglienza sul Piazzale della Basilica mariana, la gioia di ritrovarsi in una fusione di preghiera, di canti, di incontri. Bellissima e semplicissima la grande liturgia eucaristica presieduta dall’Arcivescovo con tanti fratelli del suo e nostro presbiterio diocesano: già questo ‘ segno’ ha fatto esplodere la gioia nel cuore della nostra gente. L’Angelus Domini, scandito dall’Arcivescovo e proseguito da tutti i presenti, custodito nel silenzio nobile della facciata dalla Basilica e nei bracci del Palazzo Apostolico e del Palazzo Illirico; la preghiera di affido alla Madonna, sono stati il coronamento di un mattino da non dimenticare.

E poi il ‘cammino’ verso la santa Casa, aperto dall’Arcivescovo e dai presbiteri e seguito da una lunga, umile folla di discepoli. Una icona da custodire: le parrocchie sulla strada di Maria, sulla via di Nazareth per ritrovare il gusto della casa, la bellezza del sentirsi famiglia, lo stupore di essere accolti e custoditi, l’entusiasmo per continuare ad ‘andare’ senza sosta!

All’uscito dalla santa Casa la gente ha trovato l’Arcivescovo che ha stretto miglia di mani, ringraziando uno ad uno per il dono comune, il regalo reciproco: l’esserci incontrati, nello stile della Chiesa!

E come ‘imparare a stare dinanzi al Signore ‘ alla scuola di Maria, è stato il filo conduttore dell’omelia di Mons. Arcivescovo, indicando tre itinerari: il valore della preghiera, la comunione come condizione per la vita nella fede, la missione. Obiettivi semplici, se vogliamo; niente di complicato ma contenenti il tutto, nella proiezione dell’assemblea diocesana del 23 e 24 novembre, nei giorni conclusivi dell’Anno della Fede.

Loreto è stato tutto questo, semplicemente questo! Ha accesso entusiasmo e gioia, la gioia della fede! Ci ha dato la percezione di una attesa nel cuore di tutti: incontrarci, testimoniare la bellezza del cammino cristiano, sentirci ricchi del contagio del Vangelo, ridisegnare semplicemente il volto una Comunità fatta di gesti di prossimità, di scambio di ‘ doni’: una Chiesa che ‘va’ nelle periferie della umanità (è stato l’altro input dell’Arcivescovo all’omelia, sollecitandoci alla carità e all’attenzione verso gli ultimi). Segni ‘poveri’ ma non modesti, quotidiani ma che hanno l’ineguagliabile sapore del ‘lievito’.

Nell’unica via centrale di Loreto è stato fantastico salutarsi, preti e laici, in famiglia; in molti ad augurarsi una festa diocesana ogni anno, (una richiesta di considerare e da approfondire !). In molti siamo partiti verso Loreto nel cuore della notte, anche questo un segno forte! Il ritorno ha fatto registrare la meraviglia per come la piccolezza riesca a riempire il cuore.
La scommessa dell’Arcivescovo, tracciando le ‘tre arcate’ per l’Anno della Fede (peregrinatio del Crocifisso in quaresima, Loreto a settembre, assemblea diocesana di novembre) è ‘passata’ più che bene, nel segno di una Chiesa in ascolto e in dialogo, di una Comunità in missione.

Forse il popolo di Dio, il nostro popolo jonico, oggi ha bisogno di questi segni che inducono a ripensare le nostre progettualità pastorali, a farci attenti ai vissuti umani più che alle cerebrali strategie pluriennali che rischiano di raffreddarsi strada facendo.

In fondo è la freschezza di cui si fa portatore Papa Francesco !


Franco Semeraro