La Gloria del Bernini ha fatto da sfondo e da motivo ispiratore per la celebrazione eucaristica presieduta nella basilica di San Pietro dal’arcivescovo di Taranto Monsignor Filippo Santoro, all’indomani della solennità dei Santi Pietro Paolo, nella quale i ha ricevuto da Papa Benedetto XVI il sacro pallio.
Il Pastore della comunità ionica ha dato appuntamento nell’abside della basilica agli 800 tarantini che hanno voluto ccompagnarlo al conferimento di quest’importante insegna liturgica che ricorda la sua potestà e il suo servizio di metropolita. E così quelle statue imponenti e magnifiche dei quattro padri della Chiesa, che sorreggono stabili la cattedra del principe degli apostoli, hanno animato le parole del presule.
Ormai non c’è messaggio, omelia, o discorso di don Filippo in cui non è presente un ricordo per Taranto e per le sue ferite. Quasi un assillo, un bisogno del cuore di questo vescovo venuto dal Brasile, il voler continuamente presentare a Dio, le istanze e le urgenze degli ultimi,come fossero le sue. Anzi ormai sono le sue; ne è profondamente convinto, così come è certo che il potere umanizzante del Vangelo è l’unica via di salvezza, di comprensione, di concertazione. E la sua fede chiara traspare da ogni gesto, e trova sponda in un affetto che la gente manifesta in ogni occasione, segno innegabile di un legame che di giorno in giorno, dal quel 5 gennaio scorso, mette radici sempre più profonde.
La vergine Maria e San Pietro sono state le figure a cui monsignor Santoro ha fatto riferimento nella sua omelia. La prima, la madre degli Apostoli, erede ed eredità di tutta la chiesa, chiamata a custodirci e a proteggere tutti i credenti in Cristo. Poi il pescatore di Galilea, rappresentato da Benedetto XVI come vincolo di autorità, di amore e di verità. In pochi hanno colto la commozione di fondo che per qualche istante ha rotto la voce di Santoro mentre ripronunciava le parole di Pietro: “Signore da chi andremo tu solo hai parole di vita eterna”. «Vale la pena vivere – ha proseguito don Filippo – solo seguendo Gesù. La nostra visita qui a Roma ha solo un fine, rinnovare il nostro sì a lui, dicendo di sì al Santo Padre».
La mattinata dei pellegrini, il 30 giugno, si è conclusa con un’udienza privata che il Papa ha concesso ai familiari dei metropoliti, allargata anche alle delegazioni. Impossibile non notare che i tarantini costituivano il gruppo più numeroso. Ad ogni primo piano di Santoro sul video dell’aula Nervi, applausi scroscianti e cori, che scandivano il nome di Filippo, oscuravano le acclamazioni delle delegazioni degli altri metropoliti, ben più scarnite delle nostre. Un’ovazione quando il Papa ha pronunciato il nome del nostro arcivescovo ha interrotto per più di un minuto il Santo Padre, che ha assecondato il chiasso dei tarantini con un gesto di simpatico saluto. Quando poi i metropoliti hanno avuto la possibilità di salutare personalmente Benedetto XVI, si è ripetuto lo stesso siparietto, tanto che il Papa ha detto all’arcivescovo:”eccellenza quanti sono i suoi amici!” e don Filippo: “sono gli amici di Sua Santità”. La nipote dell’arcivescovo, che ha accompagnato lo zio in questo incontro, ha sussurrato al Santo Padre: “grazie Santità per aver richiamato don Filippo dal Brasile”. Un ringraziamento a cuii tarantini si uniscono di tutto cuore.
Il Pastore della comunità ionica ha dato appuntamento nell’abside della basilica agli 800 tarantini che hanno voluto ccompagnarlo al conferimento di quest’importante insegna liturgica che ricorda la sua potestà e il suo servizio di metropolita. E così quelle statue imponenti e magnifiche dei quattro padri della Chiesa, che sorreggono stabili la cattedra del principe degli apostoli, hanno animato le parole del presule.
Ormai non c’è messaggio, omelia, o discorso di don Filippo in cui non è presente un ricordo per Taranto e per le sue ferite. Quasi un assillo, un bisogno del cuore di questo vescovo venuto dal Brasile, il voler continuamente presentare a Dio, le istanze e le urgenze degli ultimi,come fossero le sue. Anzi ormai sono le sue; ne è profondamente convinto, così come è certo che il potere umanizzante del Vangelo è l’unica via di salvezza, di comprensione, di concertazione. E la sua fede chiara traspare da ogni gesto, e trova sponda in un affetto che la gente manifesta in ogni occasione, segno innegabile di un legame che di giorno in giorno, dal quel 5 gennaio scorso, mette radici sempre più profonde.
La vergine Maria e San Pietro sono state le figure a cui monsignor Santoro ha fatto riferimento nella sua omelia. La prima, la madre degli Apostoli, erede ed eredità di tutta la chiesa, chiamata a custodirci e a proteggere tutti i credenti in Cristo. Poi il pescatore di Galilea, rappresentato da Benedetto XVI come vincolo di autorità, di amore e di verità. In pochi hanno colto la commozione di fondo che per qualche istante ha rotto la voce di Santoro mentre ripronunciava le parole di Pietro: “Signore da chi andremo tu solo hai parole di vita eterna”. «Vale la pena vivere – ha proseguito don Filippo – solo seguendo Gesù. La nostra visita qui a Roma ha solo un fine, rinnovare il nostro sì a lui, dicendo di sì al Santo Padre».
La mattinata dei pellegrini, il 30 giugno, si è conclusa con un’udienza privata che il Papa ha concesso ai familiari dei metropoliti, allargata anche alle delegazioni. Impossibile non notare che i tarantini costituivano il gruppo più numeroso. Ad ogni primo piano di Santoro sul video dell’aula Nervi, applausi scroscianti e cori, che scandivano il nome di Filippo, oscuravano le acclamazioni delle delegazioni degli altri metropoliti, ben più scarnite delle nostre. Un’ovazione quando il Papa ha pronunciato il nome del nostro arcivescovo ha interrotto per più di un minuto il Santo Padre, che ha assecondato il chiasso dei tarantini con un gesto di simpatico saluto. Quando poi i metropoliti hanno avuto la possibilità di salutare personalmente Benedetto XVI, si è ripetuto lo stesso siparietto, tanto che il Papa ha detto all’arcivescovo:”eccellenza quanti sono i suoi amici!” e don Filippo: “sono gli amici di Sua Santità”. La nipote dell’arcivescovo, che ha accompagnato lo zio in questo incontro, ha sussurrato al Santo Padre: “grazie Santità per aver richiamato don Filippo dal Brasile”. Un ringraziamento a cuii tarantini si uniscono di tutto cuore.
