Mons. Santoro al Cataldus d’Argento 2012: “Torniamo a mettere al centro la persona”

Un docente di ‘frontiera’, un giudice che si definisce ‘falegname colto’, un ammiraglio innamorato dell’archeologia, un sacerdote sostenitore delle confraternite e una famiglia di imprenditori che ha deciso di continuare a scommettere sul territorio ionico.  Sono queste le eccellenze tarantine, native o d’adozione, che ieri sera hanno ricevuto il premio ‘Cataldus d’Argento’, assegnato dalla Camera di Commercio in collaborazione con il comitato festeggiamenti patronali. Il vice presidente del comitato, priore della Confraternita dell’Addolorata, Antonio Liuzzi, ha introdotto la serata spiegando il significato del premio a monsignor Filippo Santoro, che ha presenziato l’incontro nel salone dei vescovi dell’episcopio. «E’ un riconoscimento ormai giunto alla sedicesima edizione ‘ ha detto ‘ nato nel 1997 per coinvolgere la cittadinanza in iniziative culturali correlate alla festa per il santo patrono, così come è avvenuto anche con la giornata cataldiana della scuola. L’abbiamo pensato come se fosse il nostro ‘Ambrogino d’oro’ (onorificenza conferita dal Comune di Milano, ndr) un riconoscimento per coloro che danno lustro alla città». Ai 75 premiati ieri sera dunque se ne sono aggiunti altri cinque, scelti da una commissione apposita, composta dal presidente del comitato festeggiamenti, monsignor Marco Morrone, parroco della Cattedrale, dai vice presidenti Franco Zito ed Antonio Liuzzi, dal vice presidente della Camera di Commercio Leonardo Giangrande e da un rappresentante della Confcommercio, Marcello Perri. A regalare piacevoli intermezzi musicali tra una premiazione e l’altra ci ha pensato il ‘Francesco Greco Ensamble’, a cui nel finale si è aggiunto il coro del ‘Monte Carmelo’, diretto da Anna D’Andria, che ha proposto il Magnificat di monsignor Marco Frisina.   
Nella sezione volontariato ha ricevuto il Cataldus d’argento 2012 Antonio Pasquali ‘per le sue doti umane e di mitezza e per la profonda fede che lo porta ad operare nel silenzio e con umiltà per soccorrere i bisognosi’ (tutte le motivazioni sono riportate a parte integralmente, ndr). Docente di medie inferiori ormai in pensione, Pasquali ha deciso di insegnare per 22 anni nel quartiere Paolo VI, per provare a dare una chance in più ai tanti adolescenti che in un quartiere difficile rischiano di intraprendere strade pericolose. «E’ una scelta che è venuta naturale. Il mio rapporto con i ragazzi è sempre stato eccezionale ‘ ha confessato ‘ e non nascondo che ancora oggi se mi incontrano per strada mi salutano con affetto e mi raccontano di loro». Poi è toccato al premiato nelle sezione professioni, il giudice Augusto Bruschi ‘per l’alta professionalità con cui ha amministrato per 46 anni la giustizia in qualità di magistrato e per l’impegno nel recupero di chi vive la solitudine della detenzione’. Un magistrato che ha lottato contro la mafia nei primi anni ’90, con la passione per l’intaglio del legno, che si sposa all’impegno nel plasmare nuove esistenze dentro e fuori dal carcere. E’ sua, ad esempio, l’idea di portare tra le sbarre il liceo artistico Lisippo, in modo che anche i detenuti possano conseguire un diploma ed impegnarsi nello studio. «Mi definisco un ‘falegname colto’ che trova nel legno, nella maestosità dell’ulivo, il Creatore oltre che la bellezza del creato». Il presepe in legno, esposto permanentemente nei saloni dell’episcopio, è stato fatto da lui, così come i tanti ornamenti della sede della corte d’appello di Taranto e del Palazzo del fascio. «Quella di giudice e quella di falegname sono due carriere non così lontane tra loro come si potrebbe immaginare. Occorre avere il medesimo approccio ‘ ha spiegato Bruschi – la stessa mentalità, per riuscire bene in entrambe e per me lavorare il legno è più di una passione, è un secondo lavoro».  Nella sezione attività sociali il Cataldus è stato conferito invece all’ammiraglio Francesco Ricci, marchigiano doc, tarantino d’adozione, «per il contributo di alto livello sociale e storico, profuso in questi anni nella cura del Castello aragonese di Taranto». Un impegno costante che è valso all’ammiraglio Ricci nel 2006 la medaglia d’oro come Benemerito della Repubblica  e nel 2007 la cittadinanza onoraria tarantina. «Il Castello è un capolavoro dell’architettura che custodisce al suo interno oltre 3000 anni di storia e di cui non ci si può non innamorare. Questo premio ‘ ha poi chiosato Ricci -lo dedico ai sottufficiali della Marina, a chi lavora per portare alla luce reperti o far visitare le mura fino a notte fonda ai tantissimi turisti e tarantini che ogni giorno ne fanno richiesta». Don Antonio Rubino è stato il primo sacerdote nella storia del Cataldus ad essere premiato nella sezione cultura, ‘per il contributo di alto valore storico-documentario della sua ricerca sulla pietà popolare religiosa, espressa nei secoli scorsi dalle Confraternite laicali di Taranto, le cui origini, il cui operato e la cui legislazione sono state esplorate con assoluto rigore filologico’ – si legge nella motivazione. La pubblicazione che gli è valsa il riconoscimento è del 1995 e si intitola ‘Le confraternite laicali a Taranto dal XVI al XIX secolo’. «Il mio lavoro nasce dal desiderio di seguire quello che Papa Paolo VI disse a proposito di queste forme di devozione: ‘bisogna evangelizzare la religiosità popolare’ . Io l’ho fatto ‘ ha spiegato don Antonio – partendo dalle fonti e  mettendo in rilievo quanto di buono nei secoli le confraternite hanno svolto nel sociale, occupandosi di indigenti e malati. E’ un premio che mi onora e che dedico a  tutti i sacerdoti della diocesi». L’ultima sezione, quella dedicata alle attività produttive, ha visto premiati i fratelli Angelo e Giovanni Perrone, che insieme alle sorelle, Anna ed Elisa, con i loro esercizi commerciali di prodotti di ferramenta, danno lavoro sul territorio ad oltre sessanta dipendenti. «Abbiamo anche due laboratori di ricerca e verniciatura a Napoli con altrettanti dipendenti ed abbiamo già acquistato un terreno per portare queste stesse produzioni anche nella nostra città ‘ ha raccontato Giovanni Perrone ‘ perché continuiamo a credere in Taranto. Approfitto inoltre di questo momento per rivolgermi agli imprenditori che vivono le difficoltà della crisi. A loro dico di non isolarsi, di condividere i loro problemi con  fornitori e dipendenti, ma soprattutto di stringersi intorno alla propria famiglia». Al termine delle premiazioni, la parola è passata al Vescovo, che ha seguito con attenzione, in prima fila, lo svolgersi della manifestazione. «Con il Cataldus si incentiva la valorizzazione dei talenti della nostra città e per questo non solo io ma tutta Taranto vi ringrazia e si sente onorata dell’opera che fate» – ha affermato rivolgendosi ai membri del comitato organizzatore. «Come ho avuto già modo di dire nei giorni scorsi ‘ ha poi proseguito – è necessario un patto tra Chiesa ed istituzioni locali per superare la crisi. Gli esempi di questa sera, con uomini che si spendono nel volontariato, che plasmano il legno e le coscienze, ci ricordano che la bellezza della nostra fede è nella capacità di trasformare le pietre ma soprattutto le persone». Poi il riferimento al Castello Aragonese e al tema delle confraternite: «Presto verro’ con calma a visitarlo per intero perché me ne sono innamorato ‘ ha detto monsignor Santoro all’ammiraglio Ricci ‘ e circa il lavoro di don Antonio, ammetto di essere stato anche io tra quelli che all’indomani del Concilio Vaticano II, in una visione a metà tra Illuminismo e il Protestantesimo, ritenevano vane queste manifestazioni di fede. Invece ho scoperto che è proprio questa devozione popolare a resistere ad ogni tempesta». In ultimo il Vescovo ha concluso: «Nella visita alla casa circondariale di Taranto, in quella ai quartieri Tamburi e Paolo VI, ho capito le potenzialità del territorio, ora però queste devono trasformarsi in azioni concrete. La concertazione deve prendere il posto della divisione. Le difficoltà vanno affrontate in modo propositivo. In Brasile ho visto quartieri rinascere sulla spinta di piccole comunità di donne coraggiose, che educavano i loro figli tornando ai valori veri. E’ da qui che bisogna ripartire, dall’attenzione alla persona, così come voi fate con il Cataldus d’argento».
Marina Luzzi