Chiesa diocesana in festa per l’evento di grazia di sei ordinazioni sacerdotali dell’11 giugno, in Concattedrale, a chiusura dell’anno sacerdotale.
Circondati dall’affetto di familiari, clero, formatori e comunità parrocchiali Giovani Bicchierri, Gianpiero Savino, Marco Salustri, Fabio Massimillo, Piero Lodeserto, Francesco Simeone hanno concluso il loro cammino vocazionale, ricevendo il sacramento dell’Ordine con l’imposizione delle mani da parte dell’arcivescovo di Taranto, mons. Benigno Papa.
Nell’omelia mons. Papa ha tracciato tre vie da percorrere per essere segno di Gesù, buon Pastore, nella chiesa e nel mondo.
E’ stata evidenziata la dimensione missionaria dell’attività ministeriale con la priorità rivolta, nelle scelte pastorali, ai lontani, a coloro che sono ‘perduti’, perché la loro conversione costituisce la gioia suprema di Dio.
Essenziale, poi, la capacità di guardare ed amare gli uomini con gli occhi e il cuore di Gesù, avendo come termine di paragone la sua compassione verso la folla., descritta nel sesto capitolo del vangelo di Marco.
Partendo dall’incipit della Lumen Gentium, è emersa la necessità di formare comunità cristiane il cui volto rifletta quello di Gesù Cristo, perché la luce del Vangelo illumini gli uomini del nostro tempo.
La fecondità del ministero, ha concluso l’arcivescovo, rivolgendosi ai novelli presbiteri, è legata alla capacità di spendere la vita totalmente al servizio della Chiesa , faticando giorno e notte, consapevoli di essere alla sequela di Cristo.
Circondati dall’affetto di familiari, clero, formatori e comunità parrocchiali Giovani Bicchierri, Gianpiero Savino, Marco Salustri, Fabio Massimillo, Piero Lodeserto, Francesco Simeone hanno concluso il loro cammino vocazionale, ricevendo il sacramento dell’Ordine con l’imposizione delle mani da parte dell’arcivescovo di Taranto, mons. Benigno Papa.
Nell’omelia mons. Papa ha tracciato tre vie da percorrere per essere segno di Gesù, buon Pastore, nella chiesa e nel mondo.
E’ stata evidenziata la dimensione missionaria dell’attività ministeriale con la priorità rivolta, nelle scelte pastorali, ai lontani, a coloro che sono ‘perduti’, perché la loro conversione costituisce la gioia suprema di Dio.
Essenziale, poi, la capacità di guardare ed amare gli uomini con gli occhi e il cuore di Gesù, avendo come termine di paragone la sua compassione verso la folla., descritta nel sesto capitolo del vangelo di Marco.
Partendo dall’incipit della Lumen Gentium, è emersa la necessità di formare comunità cristiane il cui volto rifletta quello di Gesù Cristo, perché la luce del Vangelo illumini gli uomini del nostro tempo.
La fecondità del ministero, ha concluso l’arcivescovo, rivolgendosi ai novelli presbiteri, è legata alla capacità di spendere la vita totalmente al servizio della Chiesa , faticando giorno e notte, consapevoli di essere alla sequela di Cristo.
