Benedizione e posa prima pietra Oratorio Giovanni Paolo II di Crispiano

Martedì 16 ottobre sarà posta la prima pietra dell’oratorio Giovanni Paolo II a Crispiano. Con questo atto ha termine il tempo di gestazione di un’idea nata nel 2004 dalla lettera pastorale dell’Arcivescovo, ma che è diventata passo dopo passo più chiara negli ultimi due anni. La giovane comunità parrocchiale di santa Maria Goretti, realtà di periferia di Crispiano, vive così l’inizio di una nuova fase nella quale, facendo leva soprattutto sulla considerevole presenza giovanile e del progressivo avvicinarsi di famiglie, si fa sempre più casa accogliente per i ragazzi, per i giovani del quartiere e della più vasta realtà cittadina. Intitolarlo a papa Giovanni Paolo II è fare della sua figura il punto di riferimento forte nella saldezza della proposta e paterno per quella ricchezza di umanità che conquistava.
Crispiano non ha visto nel suo passato la presenza di un oratorio, sebbene vi siano state esperienze di sicuro stile oratoriale. Bisognava però dare come chiesa un segnale chiaro e comprensibile di quanto ci stia a cuore il compito educativo delle giovani generazioni. Un opera di più vasto respiro rispetto alle pur belle ma singole iniziative per i giovani. Occorre un luogo importante di azione educativa che veda convergere gli sforzi delle diverse espressioni della vita parrocchiale e la collaborazione delle altre agenzie e associazioni presenti nel territorio.
E’ di conforto per me aver ricevuto dalle realtà istituzionali e associative di Crispiano numerosi segnali di cordiale incoraggiamento per un’opera spesso non conosciuta esattamente nella sua strutturazione, ma da cui si attendono molto, forse addirittura troppo. Più difficile raggiungere e comunicare alla gente del paese cosa sia un oratorio e quanto sia importante per il futuro delle parrocchie e della città. Assimilare la novità richiede tempo e sforzo comunicativo da parte nostra, per creare una condivisione diffusa degli obiettivi ambiziosi dell’opera. E’ questo, del resto, il motivo di una manifestazione così imponente per una semplice posa della prima pietra. Accendere l’attenzione di tutto sul nuovo che si affaccia.
Importante, inoltre, il sostegno dei confratelli parroci, a cominciare da don Saverio Calabrese. Sono certo che noi parroci troveremo insieme, nella fase successiva alla costruzione degli impianti sportivi, il modo idoneo per una percorso comune di pastorale giovanile che veda una presenza organica delle comunità parrocchiali nell’unico oratorio.
Credo sia importante condividervi alcune particolarità che già si vanno delineando nell’identità del nostro oratorio nascente. Quella forse più evidente è l’aiuto che è venuto da alcuni DJ della provincia. Non è il frutto del caso. Tutto nasce da un evento molto triste. Un incidente d’auto che all’alba di una domenica ha portato via, al ritorno da una discoteca, una ragazza che di tanto in tanto partecipava alla vita del ‘gruppo’: Kikka. In seguito è nata una collaborazione che ha coinvolto dei DJ che si sono offerti di aiutarci nelle feste di autofinanziamento organizzate dai nostri giovani per la costruzione degli impianti sportivi. E’ come se si fosse aperto un canale di comunicazione con un mondo che ci può riservare belle sorprese. Disponibile, in uno stile di amicizia, a condividere lo sforzo per un divertimento che sia sano, che rispetti la vita nella sua preziosità.
Come è potuto avvenire questo percorso? Sono grato a Dio per la vicinanza degli stessi giovani di Azione Cattolica della parrocchia. Con loro per primi ho condiviso i miei pensieri. Sono loro i primi collaboratori in quest’opera. Impossibile sopravvalutare il loro ruolo in quanto sta avvenendo. Gli adulti si vanno coinvolgendo sempre più e non si potrebbe proseguire senza il loro aiuto. Ma credo sia un motivo di speranza per tutti il protagonismo giovanile che è alla base e, certo, sarà il futuro dell’oratorio Giovanni Paolo II.