Speranza: parola del mondo

di Maria Silvestrini


I lavori del convegno sono entrati nel vivo, in una mattinata estremamente densa di contenuti, con la preghiera presieduta dal nostro Arcivescovo Mons. Benigno Luigi Papa, e ben quattro relazioni.


La lettura della Lettera di Pietro e di uno scritto di S.Ignazio, hanno fatto da introduzione alla riflessione spirituale di Don Franco Mosconi, monaco camaldolese che ha subito sottolineato come l’immersione nella Parola sia la strada che il cristiano deve percorrere per essere rigenerato nella fede e nella speranza. Sperare, per noi cristiani, non significa attendere il realizzarsi di sogni futuri, ma vivere secondo uno stile di vita che anticipa la speranza della pienezza che ci sarà data alla fine dei tempi, e non solo. Un orizzonte escatologico non è elemento sussidiario ‘ ha detto – bensì è fondamentale per una comunità cristiana. Solo orientando tutte le attese di questa vita sulla grande Speranza che è Cristo, potremo trovare anche Speranza nel tempo presente.
Sull’orizzonte teologico-pastorale della speranza si è dipanata  la relazione di Don Franco Brambilla, Preside della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, che ha trattato il tema  lavorando sul canovaccio della Lettera di Pietro e partendo quindi dalla struggente condizione di ‘dispersi’ dei cristiani che non si lasciano rinchiudere negli orizzonti del nostro tempo e vivono come ‘pellegrini’ per rendere ragione della speranza che è in loro. La parola ‘speranza’ appartiene al linguaggio umano di ogni tempo, esprime una sete radicata nel cuore di ogni uomo e nelle aspirazioni di ogni popolo. Oggi la speranza è confinata nello spazio intimo di una fatto individuale senza che si riescano a vedere gli stretti legami che uniscono le speranze della persona e le attese della società, soprattutto viene oscurato il carattere etico e religioso della speranza.

La risposta al dubbio, alla confusione, si trova nella Lettera dell’Apostolo, in cui il render conto della speranza cristiana, non è una possibilità ma un imperativo. Senza vittimismi, con dolcezza di fronte a chi chiede, con rispetto, con retta coscienza, il cristiano non si esime dal dare testimonianza nel dibattito multiculturale o multireligioso. Lo stile di vita come esercizio costante in cui la libertà del credente sottopone la speranza cristiana alla prova del tempo, ci fa essere contemporanei di Gesù senza sottrarci alle dinamiche ed alle attese del nostro tempo.

Le prospettive spirituali, culturali e sociali del tema del convegno sono state illustrate magistralmente dalla dott.sa Paola Bignardi, dal prof. Lorenzo Ornaghi e dal dott. Savino Pezzotta, con relazioni che certamente richiederanno un approfondimento anche in relazione allo sviluppo dei temi nei cinque ambiti che da questo pomeriggio sono oggetto di discussione nei gruppi di studio.


E per concludere una giornata decisamente faticosa per tutti, questa sera una pausa musicale con  l’ascolto di un oratorio sacro scritto appositamente per questa occasione e che verrà eseguito dalla Filarmonica di Verona.