Eccellenza Reverendissima, Mons. Filippo Santoro,
Eccellentissimi Mons. Benigno Luigi Papa e Mons. Ottavio Vitale,
carissimi confratelli,
gentilissime Autorità,
fratelli e sorelle,
oggi tutta la comunità diocesana di Taranto è piena di esultanza e si stringe affettuosamente in preghiera intorno al suo pastore, Mons. Filippo Santoro, facendo memoria del 40° anniversario della sua Ordinazione Sacerdotale avvenuta a Bari il 20 maggio 1972.
Quel giorno, Eccellenza, Lei è stato consacrato con l’olio dell’esultanza e si è messo a piena disposizione di Dio, della Sua volontà, del Suo amore. Gli ha donato la vita!
Il Signore l’ha chiamata per farne una cosa sola con Lui e per questo l’ha consacrata e l’ha mandata come Apostolo nel mondo, per annunziare le meraviglie dell’amore di Dio ed aprire il cuore dei fratelli alla speranza che ci dona Gesù, crocifisso e risorto per noi.
La sua strada oggi si è incrociata con la nostra strada, con la strada e la vita di questa eletta Chiesa di Taranto, quale ottantottesimo successore di S. Cataldo.
E noi siamo contenti e ringraziamo il Signore del dono che ci ha fatto nella sua persona, che nella ininterrotta successione apostolica ci conferma nella fede e ci assicura che è Cristo Colui che conduce la sua Chiesa.
Oggi Gesù si serve di Lei, della sua umanità, delle sue mani benedicenti, del suo cuore di padre, della sua presenza, della sua sensibilità, per significarci il suo amore e la sua costante premura per il suo popolo.
Lei è per noi un dono di Dio e un dono della Chiesa, perché Dio l’ha eletta e la Chiesa l’ha inviata a noi.
In questo breve tempo trascorso in mezzo a noi il suo popolo ha avuto modo di apprezzarLa e di amarLa, perché si è sentito amato, l’ha sentita vicino a sé, alla propria vita, ai propri problemi, alle gioie e sofferenze di ogni giorno.
Vostra Eccellenza ha consumato abbondantemente la suola delle sue scarpe, come Lei stesso ama ripetere, per essere presente instancabilmente in tutti gli ambiti della vita diocesana e cittadina e presso il popolo di Dio, nelle sue varie articolazioni.
Pur essendo accanto a tutti, ha ben precisato il suo ruolo esclusivo di Vescovo del popolo di Dio.
Come Pietro dinanzi allo storpio ha detto: «Non possiedo oro né argento, ma quello che ho ti do: Cristo nostra speranza e nostro salvatore».
Quando è andato in ospedale non ha guarito i malati, ma li ha accarezzati, confortandoli con la benedizione del Signore.
Quando è andato in carcere non ha liberato i prigionieri, ma, dopo aver stretto al suo cuore un ergastolano, li ha esortati a risorgere in Cristo ad una vita nuova.
Quando è andato ad incontrare gli operai non ha assicurato loro un posto di lavoro, ma li ha incoraggiati a non ripiegarsi su loro stessi per costruire, con l’aiuto di Dio, un futuro più prospero e più sereno.
Quando ha incontrato i tanti giovani non ha dato messaggi filosofici, culturali o filantropici, ma li ha invitati a fare esperienza personale di Gesù, unico Salvatore dell’uomo.
A tutti ha portato l’abbraccio di Cristo Gesù.
Più volte Ella ha manifestato la sua contentezza di essere venuto a Taranto.
Anche noi, come ho già detto prima, siamo contenti e Le siamo grati perché, in obbedienza al Papa Benedetto XVI, ha accettato di venire a Taranto. E questa gioia di tutto il popolo credo che Lei l’abbia abbondantemente esperimentata in questi giorni, quando passando per le strade, visitando i luoghi e le varie parrocchie della diocesi, tanta gente si è accalcata intorno a Lei per manifestarLe affetto e devozione, per far benedire e accarezzare i bimbi ed i malati, per abbracciarla e chiedere una preghiera.
La Chiesa di Taranto, dobbiamo riconoscerlo, ha sempre goduto rispetto e amore da parte dei credenti e dei non credenti. Lei ne ha avuto conferma fin dal primo istante del suo ingresso a Taranto, con quella accoglienza strepitosa e traboccante che l’ha accompagnata dal molo di’imbarco fino a questa Concattedrale.
Tale festosa accoglienza Lei la sta ricambiando con tutto l’entusiasmo della sua persona affabile e sorridente.
Il suo sorriso contagioso trasmette in chi Le sta intorno serenità e gioia.
Ella più volte ci ha invitato a camminare insieme come Chiesa, come corpo vivente di Cristo Signore, senza emarginare nessuno, riscoprendo e valorizzando il vero e il bello e tutte le potenzialità presenti nella nostra comunità. Ci ha spinto a venire allo scoperto, ad impegnarci nella vita sociale senza paure, ma con il coraggio e la fortezza che vengono dallo Spirito Santo.
Venendo a Taranto, il primo gesto di devozione lo ha fatto venerando le reliquie del Santo patrono Cataldo, missionario mandato dal Signore a Taranto dalla lontana Irlanda. Dinanzi a quelle reliquie si è chiesto commosso: «Chi sono io, povera creatura, che devo succedere sulla cattedra di S. Cataldo?». Lei è l’inviato, l’unto del Signore, provenendo dal lontano Brasile, per continuare l’opera di S. Cataldo e dei suoi successori fino a S.E. Mons. Benigno Papa.
Possa San Cataldo renderLa suo degno successore, perché come lui ‘posto dal Padre a capo della sua famiglia, segui sempre l’esempio del Buon Pastore, che conosce le sua pecore, da esse è conosciuto e per esse non ha esitato a dare la vita’.
Quando Lei ha donato totalmente la vita al Signore nel giorno della sua Ordinazione Sacerdotale, senza riserve e senza compromessi, non sapeva per chi dava la vita. Ora invece lo sa, perché conosce questo gregge di Taranto che Le è stato affidato e per queste pecore non esita a dare la vita, con dedizione incomparabile ed indomito coraggio.
E noi riconosciamo in Lei il Buon Pastore, l’Apostolo che deve guidarci con mano ferma e passo sicuro nel cammino della santità.
Per questo le assicuriamo rispetto, obbedienza e collaborazione manifestandoLe fin da ora piena condivisione per le sue scelte pastorali, anche le più audaci.
Sappiamo bene che un cammino di comunione non può scaturire da brillanti tecniche organizzative o particolari attitudini pastorali se non c’è una profonda comunione con Cristo e con la Chiesa. Perciò ci affidiamo a Cristo, Eterno e Sommo sacerdote, che animi i nostri cuori del suo spirito e ci renda perfetti in ogni bene.
In modo particolare, desidero sottolineare quanto intimo deve essere, e certamente sarà, il rapporto fra il Vescovo e noi presbiteri, suoi primi collaboratori.
Infatti, poiché «tutti i Presbiteri, insieme ai Vescovi, partecipano dello stesso e unico sacerdozio e ministero di Cristo’ i Vescovi abbiano i Presbiteri come fratelli e amici» (PO 7).
D’altra parte, Benedetto XVI ci esorta: «Guardate al Vescovo come a un segno vivo del Cristo unico Pastore delle anime nostre e scorgete nelle sue decisioni e nei suoi consigli un’indicazione del Signore stesso» (Discorso all’Assemblea Generale CEI, 19 maggio 2006).
Sembra risuonare in queste parole la esortazione spesso da Lei ripetuta: «nel vostro ministero guardate al Vescovo, come il Vescovo guarda al Papa e il Papa ha lo sguardo rivolto a Cristo».
Solo così potrà realizzarsi pienamente la preghiera sacerdotale che Gesù elevò al Padre nel momento della sua più alta tensione spirituale, nell’imminenza della sua passione: «Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv 17,21).
Il nostro auspicio ed il nostro augurio, Eccellenza, è che, attraverso l’esercizio generoso e instancabile del suo sacerdozio, si manifesti con sempre maggiore splendore la santità della Chiesa, e si consolidi una più perfetta comunione con i confratelli presbiteri perché, partecipando i frutti del nostro ministero apostolico a tutto il popolo di Dio, questa eletta Chiesa che è in Taranto rifulga come segno luminoso dell’amore di Dio in mezzo al mondo.
Eccellentissimi Mons. Benigno Luigi Papa e Mons. Ottavio Vitale,
carissimi confratelli,
gentilissime Autorità,
fratelli e sorelle,
oggi tutta la comunità diocesana di Taranto è piena di esultanza e si stringe affettuosamente in preghiera intorno al suo pastore, Mons. Filippo Santoro, facendo memoria del 40° anniversario della sua Ordinazione Sacerdotale avvenuta a Bari il 20 maggio 1972.
Quel giorno, Eccellenza, Lei è stato consacrato con l’olio dell’esultanza e si è messo a piena disposizione di Dio, della Sua volontà, del Suo amore. Gli ha donato la vita!
Il Signore l’ha chiamata per farne una cosa sola con Lui e per questo l’ha consacrata e l’ha mandata come Apostolo nel mondo, per annunziare le meraviglie dell’amore di Dio ed aprire il cuore dei fratelli alla speranza che ci dona Gesù, crocifisso e risorto per noi.
La sua strada oggi si è incrociata con la nostra strada, con la strada e la vita di questa eletta Chiesa di Taranto, quale ottantottesimo successore di S. Cataldo.
E noi siamo contenti e ringraziamo il Signore del dono che ci ha fatto nella sua persona, che nella ininterrotta successione apostolica ci conferma nella fede e ci assicura che è Cristo Colui che conduce la sua Chiesa.
Oggi Gesù si serve di Lei, della sua umanità, delle sue mani benedicenti, del suo cuore di padre, della sua presenza, della sua sensibilità, per significarci il suo amore e la sua costante premura per il suo popolo.
Lei è per noi un dono di Dio e un dono della Chiesa, perché Dio l’ha eletta e la Chiesa l’ha inviata a noi.
In questo breve tempo trascorso in mezzo a noi il suo popolo ha avuto modo di apprezzarLa e di amarLa, perché si è sentito amato, l’ha sentita vicino a sé, alla propria vita, ai propri problemi, alle gioie e sofferenze di ogni giorno.
Vostra Eccellenza ha consumato abbondantemente la suola delle sue scarpe, come Lei stesso ama ripetere, per essere presente instancabilmente in tutti gli ambiti della vita diocesana e cittadina e presso il popolo di Dio, nelle sue varie articolazioni.
Pur essendo accanto a tutti, ha ben precisato il suo ruolo esclusivo di Vescovo del popolo di Dio.
Come Pietro dinanzi allo storpio ha detto: «Non possiedo oro né argento, ma quello che ho ti do: Cristo nostra speranza e nostro salvatore».
Quando è andato in ospedale non ha guarito i malati, ma li ha accarezzati, confortandoli con la benedizione del Signore.
Quando è andato in carcere non ha liberato i prigionieri, ma, dopo aver stretto al suo cuore un ergastolano, li ha esortati a risorgere in Cristo ad una vita nuova.
Quando è andato ad incontrare gli operai non ha assicurato loro un posto di lavoro, ma li ha incoraggiati a non ripiegarsi su loro stessi per costruire, con l’aiuto di Dio, un futuro più prospero e più sereno.
Quando ha incontrato i tanti giovani non ha dato messaggi filosofici, culturali o filantropici, ma li ha invitati a fare esperienza personale di Gesù, unico Salvatore dell’uomo.
A tutti ha portato l’abbraccio di Cristo Gesù.
Più volte Ella ha manifestato la sua contentezza di essere venuto a Taranto.
Anche noi, come ho già detto prima, siamo contenti e Le siamo grati perché, in obbedienza al Papa Benedetto XVI, ha accettato di venire a Taranto. E questa gioia di tutto il popolo credo che Lei l’abbia abbondantemente esperimentata in questi giorni, quando passando per le strade, visitando i luoghi e le varie parrocchie della diocesi, tanta gente si è accalcata intorno a Lei per manifestarLe affetto e devozione, per far benedire e accarezzare i bimbi ed i malati, per abbracciarla e chiedere una preghiera.
La Chiesa di Taranto, dobbiamo riconoscerlo, ha sempre goduto rispetto e amore da parte dei credenti e dei non credenti. Lei ne ha avuto conferma fin dal primo istante del suo ingresso a Taranto, con quella accoglienza strepitosa e traboccante che l’ha accompagnata dal molo di’imbarco fino a questa Concattedrale.
Tale festosa accoglienza Lei la sta ricambiando con tutto l’entusiasmo della sua persona affabile e sorridente.
Il suo sorriso contagioso trasmette in chi Le sta intorno serenità e gioia.
Ella più volte ci ha invitato a camminare insieme come Chiesa, come corpo vivente di Cristo Signore, senza emarginare nessuno, riscoprendo e valorizzando il vero e il bello e tutte le potenzialità presenti nella nostra comunità. Ci ha spinto a venire allo scoperto, ad impegnarci nella vita sociale senza paure, ma con il coraggio e la fortezza che vengono dallo Spirito Santo.
Venendo a Taranto, il primo gesto di devozione lo ha fatto venerando le reliquie del Santo patrono Cataldo, missionario mandato dal Signore a Taranto dalla lontana Irlanda. Dinanzi a quelle reliquie si è chiesto commosso: «Chi sono io, povera creatura, che devo succedere sulla cattedra di S. Cataldo?». Lei è l’inviato, l’unto del Signore, provenendo dal lontano Brasile, per continuare l’opera di S. Cataldo e dei suoi successori fino a S.E. Mons. Benigno Papa.
Possa San Cataldo renderLa suo degno successore, perché come lui ‘posto dal Padre a capo della sua famiglia, segui sempre l’esempio del Buon Pastore, che conosce le sua pecore, da esse è conosciuto e per esse non ha esitato a dare la vita’.
Quando Lei ha donato totalmente la vita al Signore nel giorno della sua Ordinazione Sacerdotale, senza riserve e senza compromessi, non sapeva per chi dava la vita. Ora invece lo sa, perché conosce questo gregge di Taranto che Le è stato affidato e per queste pecore non esita a dare la vita, con dedizione incomparabile ed indomito coraggio.
E noi riconosciamo in Lei il Buon Pastore, l’Apostolo che deve guidarci con mano ferma e passo sicuro nel cammino della santità.
Per questo le assicuriamo rispetto, obbedienza e collaborazione manifestandoLe fin da ora piena condivisione per le sue scelte pastorali, anche le più audaci.
Sappiamo bene che un cammino di comunione non può scaturire da brillanti tecniche organizzative o particolari attitudini pastorali se non c’è una profonda comunione con Cristo e con la Chiesa. Perciò ci affidiamo a Cristo, Eterno e Sommo sacerdote, che animi i nostri cuori del suo spirito e ci renda perfetti in ogni bene.
In modo particolare, desidero sottolineare quanto intimo deve essere, e certamente sarà, il rapporto fra il Vescovo e noi presbiteri, suoi primi collaboratori.
Infatti, poiché «tutti i Presbiteri, insieme ai Vescovi, partecipano dello stesso e unico sacerdozio e ministero di Cristo’ i Vescovi abbiano i Presbiteri come fratelli e amici» (PO 7).
D’altra parte, Benedetto XVI ci esorta: «Guardate al Vescovo come a un segno vivo del Cristo unico Pastore delle anime nostre e scorgete nelle sue decisioni e nei suoi consigli un’indicazione del Signore stesso» (Discorso all’Assemblea Generale CEI, 19 maggio 2006).
Sembra risuonare in queste parole la esortazione spesso da Lei ripetuta: «nel vostro ministero guardate al Vescovo, come il Vescovo guarda al Papa e il Papa ha lo sguardo rivolto a Cristo».
Solo così potrà realizzarsi pienamente la preghiera sacerdotale che Gesù elevò al Padre nel momento della sua più alta tensione spirituale, nell’imminenza della sua passione: «Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv 17,21).
Il nostro auspicio ed il nostro augurio, Eccellenza, è che, attraverso l’esercizio generoso e instancabile del suo sacerdozio, si manifesti con sempre maggiore splendore la santità della Chiesa, e si consolidi una più perfetta comunione con i confratelli presbiteri perché, partecipando i frutti del nostro ministero apostolico a tutto il popolo di Dio, questa eletta Chiesa che è in Taranto rifulga come segno luminoso dell’amore di Dio in mezzo al mondo.
Mons. Emanuele Tagliente
