Omelia dell’Arcivescovo di Taranto nelle esequie del giovane bersagliere Mchele Padula


 

Si è conclusa da pochi minuti l’omelia pronunciata da monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto, nelle esequie del giovane bersagliere Michele Padula, morto in Kosovo durante il servizio di missione militare. I toni delle parole del presule, semplici ed efficaci, hanno espresso solidarietà vera alla famiglia, alla comunità cittadina di Montemesola, perché nella fede vivano la prova di questo momento. Ecco qualche passaggio significativo:

«Vengo a sostenere la mamma e il papà di Michele. Quando un uomo perde i genitori diventa orfano. Ma quando un genitore perde un figlio non c’è nessuna parola che possa identificare il suo stato, tale è il dolore e il dramma che vive. Per questo abbiamo proclamato il Vangelo di San Giovanni, quando il Signore dona a noi, dall’alto della croce, la sua mamma, perché qui, pur impietriti dal dolore e dalle circostanze che stiamo vivendo possiamo intravedere il dono di una vita nuova in Cristo. Una vita che ogni giorno impariamo fragile e caduca e che ci viene donata dal Signore. E qui, in questa chiesa madre di Montemesola, veniamo a proclamare che la vita che ci è donata una volta per tutte in Cristo non può esserci ‘tolta ma trasformata’».

Con garbo monsignor Santoro ha anche affermato:

«Lo Stato ha un debito con tanti giovani meridionali, della nostra terra di Puglia che perdono la vita, certi di servire la Patria in missioni particolarmente difficili».

In conclusione

«Lo squillo di tromba all’inizio di questa funzione ci harichiamati al silenzio. È il silenzio che deve ‘sentirsi’ dinanzi al mistero della vita. Di fronte al mistero della morte. Al mistero della morte di Michele. Al mistero della morte di Cristo, della risurrezione del Signore. È per accompagnarvi nel mistero che sono in mezzo a voi, per garantirvi e confermarvi nella speranza».

 Un pensiero di tenerezza verso il giovane Padula:

«Caro Michele, conosco la tua passione per la musica, ora il Signore ti chiama a suonare nella sua orchestra e a cantare un canto nuovo dinanzi a Dio. Ti affido a Maria, la madre di Gesù, perché tu possa incontrare, abbracciato a Lei il Risorto e la sua Vita Nuova. Amen”