Processione di San Cataldo per mare

Cronaca di una giornata densa di eventi e di significato per tutta la comunità jonica
di Marina Luzzi

Sorride monsignor Santoro. Ormai è sera e guarda dalla nave Cheradi della Marina Militare le imbarcazioni che seguono l’immagine del santo patrono e le migliaia di persone che salutano festanti dalla terra ferma. Sorride e gli viene naturale una riflessione: «Sono emozionato e felicissimo di partecipare ai festeggiamenti in onore di San Cataldo. E’ un momento di gioia e spero anche di fede. Mi auguro infatti che i tarantini siamo coscienti di quanto questa traversata per mare sia simile alla traversata della vita, con la compagnia dei Santi, che hanno già percorso la stessa navigazione, che ci proteggono e ci conducono ad un porto sicuro. E così sento che potrà essere la vita di tutta la città di Taranto, seguendo il cammino del Signore e l’insegnamento e la testimonianza di San Cataldo».
La festa per la gente di Taranto era iniziata già nel pomeriggio, con l’incontro del Vescovo con i partecipanti al Palio cittadino, riuniti nel chiostro dell’episcopio. «Il Signore benedica ciascuno di voi, i quartieri e le famiglie della nostra città», aveva detto monsignor Santoro. Poi il momento più atteso, quello del passaggio di consegne del simulacro argenteo di San Cataldo dalle mani dell’Arcidiacono del Capitolo Metropolitano, monsignor Emanuele Tagliente, a quelle della cittadinanza, all’interno di una Cattedrale gremita. A firmare l’atto di consegna doveva esserci il sindaco, c’è invece l’assessore alle risorse umane Valeria Palumbo, insieme al Comandante della Polizia Municipale, Michele Matichecchia. Nel suo discorso il Pastore non nasconde il suo rammarico per questo cambiamento di programma ma poi va dritto al punto. «Oggi, a partire dalla fede del nostro popolo, desidero rinnovare con Lei ‘ dice riferendosi al rappresentante del primo cittadino – un patto sociale di fiducia, di collaborazione per il bene comune di questa città. Ho desiderato nei giorni scorsi portare san Cataldo nei quartieri di Paolo VI e dei Tamburi, scelti a simbolo del paradigma delle periferie tarantine, perché in ogni angolo della diocesi, specie quelli più in difficoltà, voglio poter portare l’abbraccio di Cristo. Verso quei quartieri, come alle altre periferie, deve essere indirizzato lo sforzo di tutti perché non può esserci riscatto senza la garanzia dei bisogni primari dei cittadini. Per troppo tempo a questa città è stato solo chiesto: è arrivato il momento in cui può e deve essere data una risposta adeguata. Accogliendo la statua di san Cataldo, accolga anche il bisogno di questa terra di poter avere una classe dirigente competente, di alto profilo e che abbia come stella polare il bene comune, realizzato con sacrificio e abnegazione». Un messaggio denso di significati e rivoluzionario nel suo contesto, che la gente non può che sposare con un applauso. All’esterno della Cattedrale sono tanti i bambini che si avvicinano a monsignor Santoro. Lui ha una carezza ed una parola per tutti e ride di gusto a qualche piccolo che gli dice: «Io ti ho già visto in televisione». Il Pastore stringe mani lungo il corteo ed impartisce benedizioni. La gente è con lui. Lo si ascolta anche nei commenti che precedono il suo arrivo sulla Cheradi. «Ha un grande carisma, è vicino alla sofferenza, all’indigenza con il cuore e non perché il suo ruolo glielo imponga» – ci racconta una donna che negli scorsi giorni ha partecipato alla Messa celebrata dal Vescovo all’esterno dell’ospedale Santissima Annunziata. Quando arriva la statua di San Cataldo non c’è più tempo per parlare. Gli occhi sono tutti a quell’immagine e allo scorrere delle imbarcazioni, che seguono in processione la Cheradi. I fuochi d’artificio dal Castello Aragonese chiudono in bellezza questa prima parte della processione, che prosegue a terra con migliaia di persone alla sequela del santo patrono. Sorride il Vescovo, sorride sempre a chi gli si avvicina e pensa alla sua prima volta da Pastore.  Poi confessa: « «Questo è solo l’antipasto della grande festa dell’incontro con Gesù, che ci fa vivere adesso tanta bellezza perché ciascuno di noi possa esserne testimone. Ringrazio Il Signore ed il Santo Padre, Benedetto XVI, che mi hanno permesso di essere qui come guida del popolo tarantino».