Resurrexi

di Maria Silvestrini


Nell’ambito del IV° Convegno che si svolge a Verona, assume un posto decisamente a sé l’Oratorio Sacro RESURREXI che è stato eseguito in prima assoluta nel Teatro Filarmonico di Verona, martedì 17 alle ore 21.
Si tratta di un’opera musicale contemporanea, commissionata dalla Conferenza Episcopale Italiana come parte integrante del Convegno nella sua componente di riflessione poetica e musicale.

Si rivela come una occasione straordinaria di dialogo tra la Chiesa ed il mondo culturale e come stimolo agli autori contemporanei a mettersi in gioco e cimentarsi con la dimensione religiosa.

Il progetto si è realizzato in lunghi mesi di lavoro attraverso la collaborazione di Roberto Mussapi, poeta, e Alberto Colla, musicista, che hanno ottenuto un risultato di straordinaria potenza ed efficacia. Certamente la loro opera ha avuto un successo immediato, suffragato da 10 minuti di applausi, ieri sera nel Teatro della Filarmonica, grazie alla esperienza degli oltre 250 artisti della Fondazione Arena di Verona.

La  vicenda musicale dell’Arena di Verona che tutela e valorizza il repertorio tradizionale, ma si cimenta volentieri con i nuovi linguaggi musicali e poetici è stata il perno di questa esperienza. L’entusiasmo a collaborare con l’opera sul tema della Resurrezione si è concretizzata  ieri sera con un palcoscenico gremito da oltre 100 maestri, da due cori di voci bianche e dal coro dell’Arena, guidati magistralmente dal Maestro  Bruno Campanella.

L’impatto con l’oratorio è stato quasi violento, per la potenza della musica e per la straripante forza del coro, non un Oratorio di stile settecentesco, ma quasi la ‘Forza del destino’ di Verdi.

Resurrexi è il racconto della Resurrezione a partire dal racconto del Cristo che risorge come uomo, prima che come Dio e proclama ‘Sono Risorto’ con lo sconvolgimento e la sorpresa di chi ritrova una dimensione di eternità da cui il passaggio nella vita terrena lo aveva staccato. Il racconto della Resurrezione trava poi le voci dei testimoni terreni, della Maddalena, di maria dei discepoli di Emmaus, ma anche dell’Angelo, splendidamente rappresentato dalla voce bianca di Martina, 9 anni. Il Cristo recitante  è stato coinvolgente e violento trascinandosi dietro un coro che indica, l’inconscio collettivo, le aspettative, le paure dell’uomo di oggi, quasi un ritorno al coro greco.

Strumenti rari come i gong tailandesi, campane a lastra, metallofoni, hanno segnato il ricordo dei momenti della sofferenza e della morte, che trovavano nell’uso delle luci un contrappunto cromatico di grande impatto.

Una scelta coraggiosa ed innovativa della Chiesa che apre nuovi scenari di collaborazione su un terreno difficile in cui è necessario creare un reciproco terreno di collaborazione, uno scenario che a Verona si è materializzato in maniera decisamente singolare e piacevole.