Verona, un’esperienza che diventa vita vissuta

di Maria Silvestrini

‘L’unità tra verità e amore, nelle condizioni proprie del nostro tempo, sono la via maestra della missione della Chiesa per l’evangelizzazione dell’Italia e del mondo di oggi’ . Con queste parole si chiude il Messaggio alla Chiesa Italiana con cui il cardinale Camillo Ruini ha concluso il IV° Convegno Ecclesiale Nazionale. I 2700 delegati sono tornati a casa, nel cuore la gioia traboccante di aver incontrato Cristo Risorto. Una gioia che si fa volontà di missione, capacità di espressione nuova, forza evangelizzatrice. Questa esperienza rigenerante intanto è indicativa che il Convegno è da considerarsi un punto di inizio di un cammino nuovo e non la conclusione di una fase preparatoria, certamente interessante e ben fatta, ma che indicava più i problemi che le risposte.
Quali risposte allora ha dato il Convegno alla Chiesa Italiana?
Se pensiamo alle sintesi dei numerosi gruppi di studio che hanno intensamente lavorato nel corso di queste giornate, diciamo subito che queste saranno riportate negli Atti e valutate a maggio dal Consiglio permanente della C.E.I., ma importa oggi dire quali immediate indicazioni scaturiscono da questa Assemblea e che ciascun convegnista può raccontare.
In primo luogo la chiamata alla santità, una santità quotidiana, come i volti che hanno illuminato il palcoscenico dell’Arena di Verona, a cui ciascuno di noi è vocato. Una strada non facile ma percorribile con la quotidiana ‘immersione’ nella Parola che ci fortifica e ci aiuta a mantenere uno ‘stile di vita’ sobrio, gioioso, comprensivo delle differenze e delle distanze, mai animoso, mai volto al giudizio e al mormorio.
In secondo luogo la coscienza che, come ha detto il Santo Padre, ‘il Vangelo è lo stesso oggi come duemila anni fa’, ovvero non dobbiamo temere di mantenerci fedeli a principi irrinunciabili come l’unità della famiglia e la sacralità della vita, solo perché intorno a noi la società prende strade diverse. Decisiva, oggi resta la coerenza dei comportamenti perché occorre preoccuparsi non tanto delle distanze che ci separano ma della specificità ed originalità della nostra fede.
In terzo luogo l’urgenza della missionarietà affidata ai fedeli laici in spirito di comunione e collaborazione con i sacerdoti ma nel rispetto del ruolo di ciascuno.
Gli spunti del Convegno sono tantissimi, gli ambiti si sono aperti a considerazioni le più diverse con grande spirito costruttivo, molto c’è da dire e da approfondire ripercorrendo nelle nostre Chiese locali i temi e le relazioni che abbiamo ascoltato. Sta a tutti i delegati farsi portatori attenti ed entusiasti delle indicazioni scaturite in questi giorni e particolarmente del discorso del Santo Padre che è stato ricco di preziosi suggerimenti. Non bisogna lasciar cadere la tensione, non bisogna tornare ad appiattirsi sulla quotidianità che vede un cristianesimo spento, è l’ora di rendere ragione della speranza che è in noi.